perché il miracolo può (ancora) riuscire – Corriere.it

a partire dal Flavio Vanetti

“Questa sosta non era necessaria ma voglio difendere il titolo olimpico in discesa libera”: la gara è prevista per il 15 febbraio, non parteciperà al superG. Non si sa se sarà in grado di fare la bandiera. Sofia è già stata protagonista di strepitosi recuperi

UNAImprovvisamente, un altro muro da attraversare. Improvvisamente ecco il buio di una nuova ferita da scacciare con la forza del temperamento e del cuore. Sofia Goggia meno di 24 ore dopo successo in discesa cadeva in una curva, a circa 100 chilometri orari, nel superG di Cortina vinto da Elena Curtoni – Scusa la talentuosa Valtellina, ma ha scelto il giorno sbagliato per il secondo primo posto in carriera – e se non ha rotto è solo perché qualcuno ha implorato il destino di non essere troppo cattivo.

Ma il danno c’è, eccome. Arrivato in elicottero a Milano, Sofia è stata visitata dal Dott. Andrea Panzeri, coordinatore della commissione medica della Fisi. La risonanza magnetica e lo scanner hanno confermato la distorsione traumatica del ginocchio sinistro, con una lesione parziale del legamento crociato già operata nel 2013, una piccola frattura del perone e dolore muscolotendineo. È un incrocio tra la speranza accesa poco dopo la caduta (Sofia si alzò e scese con gli sci) e l’immagine di un’ora dopo che, zoppicando e appoggiandosi, ha lasciato il pavimento.

Al termine di una strana e agrodolce domenica per l’Italia (che saluta anche il quarto posto di Federica Brignone, la nuova leader della classifica superG monopolizzata dalle azzurre), c’è un barlume per Goggia in vista dei prossimi Giochi di Pechino. Non si sono cancellati dall’orizzonte del fuoriclasse – ecco il bicchiere mezzo pieno -, ma sono diventati l’obiettivo dell’ennesima sfida: provare a recuperare per riconquistare, il 15 febbraio, l’oro della discesa. . Niente di più: il superG di quattro giorni prima è già stato barrato. E il ruolo di portabandiera della cerimonia di apertura? Questo sta diventando problematico, la questione sarà discussa con il Coni. Ma la priorità adesso è un’altra e lo ha spiegato Goggia nel breve commento dopo il verdetto degli esami: “Mi dispiace, è stata un’interruzione inutile in un momento così importante.. Ma nelle prossime ore inizierò la fisioterapia per cercare di difendere il titolo olimpico nella disciplina che amo di più”. E, lunedì, l’apparentemente sereno post social: “Se questo è il progetto che Dio ha per me, non posso che aprirgli le braccia, accoglierlo e accettarlo”, anche se uno dei due cuori che l’accompagnamento è spezzato, rotte.

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All’Olympia delle Tofane è stata nuovamente tradita dall’entusiasmo per la competizione. Sofia è così, prendilo o lascialo: quando il cancello si apre, vede rosso e carico, cerca le linee che sono chiuse agli altri. Ci saranno le critiche, c’è chi ha tirato i freni e non ha rischiato, Shiffrin in primis. Ma questo non è previsto dalla filosofia bergamasca: è certamente un “limite” che non ha corretto, tra colpi e trionfi. Ma è anche ciò che gli permette di fare la differenza.

Nei prossimi giorni Sofia è chiamata a un altro miracolo, come quello che nel 2019 – dopo aver subito un infortunio alla caviglia – le ha permesso di andare all’ultimo minuto all’Aare. vincere soldi in superG. o come quella di un anno fa, dopo aver “fumato” il Mondiale di Cortina per la rocambolesca caduta (fuori gara) di Garmisch, la mette in condizione di difendere il primato nella classifica delle discese nella finale di Lenzerheide. Poi non ha corso a causa del tempo impossibile, ma era pronta.

A Sofia piace la velocità, sia per battere le sue rivali entrambi nel recupero degli infortuni: in tre giorni – il racconto della settimana scorsa – ha riparato, con terapie, palestre e sacrifici, il corpo guarito dalla caduta di Zauchensee, così simile nella dinamica anche se quella di Cortina è sembrata più brutta quando ha visto un calcio a forbice e le gambe divaricate, mettendo le ginocchia sotto uno stress folle. Adesso Sofia ha bisogno di un’altra corsa contro il tempo, controcorrente: solo lei può farlo.

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