reagire, ammortizzare o prendere tempo? – Corriere.it

Lo spionaggio esiste da millenni, così come gli interventi di controspionaggio che interrompono il traffico di documenti segreti. Totalmente senza peso per sempre in quale momento, in quale stagione politica le azioni compiute per loro natura nell’ombra vanno male e finiscono nella luce.

Il caso del capitano di fregata italiana Walter Biot, arrestato per aver trasmesso informazioni riservate a due diplomatici russi, ha due caratteristiche da non trascurare: 1) secondo la versione degli inquirenti l’operazione è stata bloccata mentre era in corso, commettendo un reato; 2) è successo quando l’inaugurazione di Joe Biden come presidente ha reso gli Stati Uniti più intransigenti nei confronti della Russia di Vladimir Putin.


Non era scontato che il ministro degli Esteri Luigi Di Maio abbia definito in un atto pubblico ostile l’appropriazione di segreti individuati dall’Aise Information and External Security Agency e dai fucilieri.. Né è che l’Italia, una volta deciso di espellere i due diplomatici russi, abbia concesso loro solo 24 ore per lasciare il nostro territorio nazionale. Le partenze sono previste con un volo questa mattina ed è anche una scelta politica, di freddezza. Una delle risposte alla scelta altrettanto politica della Russia di coltivare una fonte all’interno dell’ufficio di politica militare dello Stato maggiore della difesa. Cioè, un alto livello di flusso di informazioni riservate in un paese della NATO e non in un gatehouse suburbano.

La Federazione Russa, in teoria, ha attualmente tre strade da percorrereil. Il primo è reagire simmetricamente alle espulsioni, cacciare due diplomatici italiani dalla Federazione Russa. Un altro lo stesso in una versione scontata: lontano da un diplomatico italiano invece di due. Il terzo non fare niente da qui.

L’ambasciata russa a Roma ha detto ieri che spera che quanto accaduto non incida sui rapporti bilaterali. Sembrerebbe una tendenza a non esacerbare le conseguenze di un gol a se stessi, di un incidente derivante da un’azione di spionaggio del proprio Paese. Ma resta da vedere se il momento della sottigliezza arriverà ora lungo tutta la catena di comando. Non detto.

Sebbene alcuni tratti possano essere comuni, il caso scoperto a Roma si svilupperà in un contesto diverso. Quando ieri la Farnesina ha convocato l’ambasciatore russo alla Farnesina Sergej Razov, ricevuto dal segretario generale Elisabetta Belloni, è stato il primo di iniziative diplomatiche da entrambe le parti. Come di consueto, l’intervista ha consentito di sottolineare che la questione pendente non è materia di ordinaria amministrazione.

Nel 2018, Matteo Salvini della Lega Nord dell’opposizione ha detto che l’espulsione dei diplomatici russi è stata di scarsa utilità per un futuro di dialogo e convivenza. Il 17 febbraio, in Senato, il primo ministro Mario Draghi ha definito il suo governo un convinto filoeuropeo e atlantista e ha espresso preoccupazione per la violazione dei diritti dei cittadini in Russia. Tra i due momenti, c’è stata una crescita dell’influenza russa nel Mediterraneo e nei Balcani occidentali, l’uscita di Donald Trump dalla Casa Bianca. Un po ‘presto per scrivere la fine di questa storia.

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31 marzo 2021 (modificato il 31 marzo 2021 | 22:09)

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