Scooter a San Siro, 20 anni fa uno dei più grandi ultras del calcio italiano. Ricostruzione della storia – Corriere.it

C’era un tempo in cui potevi andare allo stadio ma non era sempre una festa. Il 6 maggio 2001, per esempio. Inter-Atalanta si gioca a San Siro. Manca un quarto d’ora, siamo sul 3-0 per i padroni di casa: doppietta di Vieri e gol di Recoba nella prima mezz’ora. E così finirà. All’improvviso in Curva Nord – il tempio degli ultra-interisti al secondo anello verde – appare uno scooter in fiamme. un Booster, uno dei modelli più diffusi di quegli anni, soprattutto nella sua versione modificata con il silenziatore acceso. Il tentativo di fuoco fallisce rapidamente e i tifosi dell’Inter decidono di attaccare il ciclomotore con calci e calci. La scena è già tragicomica così, ma nulla in confronto alla seguente poco dopo: un gruppo di ultraliti solleva il Booster sulla ringhiera e buttalo giù, nel settore inferiore del secondo anello già liberato dagli altri ultras che assistono, disposto in due ali. Ridono, applaudono, cantano in coro come un contadino bergamasco, il tuo ciclomotore è andato e In bici, torna alla tua bici. solo un miracolo se lo scooter non rimbalza già al primo anello pieno di gente ma si ferma sulle barriere. Quindi, a parte il Booster, nessuno è ferito. E si svolge uno degli atti più folli e grotteschi della storia del tifo in Italia.

Le ragioni del gesto

Perché tutto questo? Le versioni sono numerose, anche se sono dettagli irrilevanti. Secondo la tesi più accreditata, alcuni dei 6.000 tifosi dell’Atalanta arrivati ​​a San Siro lo hanno fatto sui loro ciclomotori e avrebbero preso contatto con i tifosi dell’Inter prima dell’inizio della partita. La polizia è riuscita a evitare la collisione ma alcuni scooter sono rimasti lì, lasciati a se stessi. I tifosi dell’Inter avrebbero poi preso quello del boss ultra-avversario per poi sfoggiarlo come un trofeo nella seconda metà. Un’altra storia riguarda le rappresaglie dell’Inter per furto immediatamente di tre sciarpe, due bandiere e uno stendardo di tifosi nemici. La terza versione afferma che i tifosi dell’Atalanta avrebbero avuto prima della partita ha attaccato l’allenatore dei giocatori dell’Inter Entrati nel sottopasso, i tifosi dell’Inter intervengono e bloccano uno degli attaccanti, che a sua volta si dice sia fuggito, abbandonando il motorino.

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Rivalit antica

In ogni caso, nel mondo ultra, nessuno si stupisce. La rivalità tra i due fan è effettivamente formidabile, dalle origini antiche. A parte lo spirito del campanile naturale, in Dicembre 1972 un gruppo di tifosi dell’Atalanta ha preso di mira le vetture di Mario Corso e Roberto Boninsegna, cercando di ribaltarle. Da allora è nata una tradizione di continui combattimenti e vendette. Nel 1979 i bergamaschi strapparono ai Ragazzi il loro vessillo e lo mostrarono sugli spalti come trofeo di guerra. E cos’è il Booster oltre a un trofeo di guerra?

Domande

L’episodio invece sorprende il resto del mondo, suscita clamore, scatena retorica, lancia indignati servizi in televisione e sui giornali – non solo italiani: parla anche lui Espn – e provoca una domanda ovvia: come è entrato a San Siro un ciclomotore? La semplice risposta: nell’ultimo quarto d’ora i cancelli dello stadio erano stati aperti per permettere l’uscita dei presenti, e i tifosi dell’Inter ne hanno approfittato. Le famose e iconiche rampe dello stadio hanno contribuito a spingere il Booster fino alle gradinate. Resta da capire oggi dov’erano le guardie di sicurezza ai cancelli e all’ingresso della rampa, ma erano ancora i tempi in cui le curve erano le padrone degli stadi.

Scooter a San Siro, 20 anni fa uno degli ultr

Le condanne

I responsabili di quello che è successo si identificano con relativa facilità attraverso le immagini trasmesse in televisione. Dopotutto, non hanno fatto nulla per nascondersi, anzi. Il cervello dell’operazione è identificato in a 35enne milanese dipendente del policlinico, sindacalista. Denunciato insieme ad altri otto tifosi dell’Inter, l’unico al momento a parlare con i giornalisti. Sono stato preso da un rapace, c’era un clima esasperato negli angoli – racconta -. Sono scioccato per la mia famiglia. Strapperà l’abbonamento e non metterà mai più piede a San Siro. La condanna per lui e per i suoi collaboratori di un anno e due mesi. Per la due giorni Inter e 30 milioni, circa 15mila euro. Un po ‘, dopotutto, per una così grande follia.

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6 maggio 2021 (modifica il 6 maggio 2021 | 18:04)

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