Tibet, red carpet e balli per Xi. Pechino- Corriere.it sempre più vicino

di Paulo Salom

Prima visita di un presidente cinese in 31 anni: ma la notizia del viaggio non è stata data fino alla sua conclusione

Accolto come un imperatore: tappeto rosso sotto i gradini del suo aereo e ballerini in abiti tradizionali ad accoglierlo. Il viaggio semisegreto di Xi Jinping in Tibet, il primo di un presidente cinese in 31 anni – iniziato mercoledì: ma ieri solo l’agenzia di stampa ufficiale Xinhua ha dato la notizia.

Perché tanta cautela? Le dichiarazioni del nuovo timoniere sembrano suggellare la normalità raggiunta di una provincia autonoma che continua a sognare l’indipendenza tra le mura di case rampicanti e templi sul tetto del mondo. Ma per Xi, secondo i rapporti Xinhua, la piena attuazione delle linee guida del Partito Comunista Cinese è la chiave per governare il Tibet in una nuova era e per scrivere un nuovo capitolo di stabilità duratura e sviluppo di alta qualità per la regione. Xi ha anche sottolineato che è stato dimostrato che senza il PCC non ci sarebbe stata né la Nuova Cina né il Nuovo Tibet.. Non solo: le politiche del PCC sono assolutamente corrette. È quindi inutile attendere cambiamenti in futuro anche perché la visita è legata a un momento estremamente simbolico, vissuto da cinesi e tibetani in modo radicalmente opposto: il 70° anniversario della pacifica liberazione del Tibet. Nel 1951, gli eserciti di Mao scalarono l’Himalaya per riportare in patria questa regione tumultuosa che aveva conquistato ioindipendenza dopo la caduta della dinastia Qing (1912), giocando soprattutto sulle rivalità delle potenze occidentali impegnate nel grande gioco asiatico.

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Xi ha visitato il Tibet per la prima volta da quando è stato consacrato ai vertici del potere nel 2013. Con il suo arrivo improvviso, ha voluto sottolineare il legame indissolubile tralla Regione Autonoma e alla Cina, essendo Pechino unica detentrice delle sue future fortune. Che non vanno certo nella direzione di una maggiore sovranità (indipendenza è una parola che porta direttamente in tribunale): Xi ha prima ispezionato, a Nyingchi, i lavori della nuova linea ferroviaria ad alta velocità per collegare il Tibet al Sichuan, la provincia che poggia sulle pendici dell’altopiano e porta naturale dal resto del Paese.

Il giorno dopo, in treno, il presidente è arrivato a Lhasa, capoluogo di provincia. Accaa lui Liu He, consigliere per l’economia, e Zhang Youxia, vicepresidente della Commissione Militare (di cui lo stesso Leader Supremo Xi), un modo per sottolineare le strade antitetiche che il Tibet potrebbe intraprendere: sviluppo sostenuto dal governo centrale, controllo militare ancora più stretto.

A Lhasa, il presidente ha anche camminato per la via dello shopping che sta guardando con vista sul Potala, il palazzo – oggi museo – da dove per secoli governarono le successive reincarnazioni del Dalai Lama, fino alla fuga dell’ultimo, Tenzin Gyatso, quattordicesimo in linea e attuale capo spirituale dei tibetani, in esilio dal 1959 in India. Xi è stato riconosciuto e salutato con ripetute grida di buona salute. Ma l’arteria centrale del centro storico nei video che circolavano non sembrava essere molto trafficata. Il Tibet rimane ancora una terra di misteri e possibili sorprese.

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