fasce orarie e richiesta presenze per il servizio a domicilio

Il tavolo per il rinnovo del Contrarre di Stato diventato vivo. L’Aran, l’ente pubblico competente per governo, ha inviato ai sindacati una prima bozza con le sue proposte per avviare la discussione. E il primo punto che verrà affrontato lo riguarda lavoro intelligente. Fin dall’inizio del documento inviato alle parti sociali, c’è stata una netta rottura con il passato, quando con il governo gialloverde e sotto la guida dell’allora ministro della Pubblica Amministrazione, Fabiana Dadone, il lavoro agile veniva definito come il modo “ordinario” di fare il lavoro. Nella bozza di contratto, però, si specifica che questo è solo “uno dei possibili mezzi per eseguire l’esecuzione dell’opera”. Ma soprattutto si precisa che lo smart working è “volto a conseguire il miglioramento dei servizi pubblici e l’innovazione organizzativa garantendo l’equilibrio tra vita professionale e vita professionale”.


Spetterà alle singole amministrazioni, dice, stabilire quali lavori si possono svolgere in maniera agile. Sono esclusi i “lavori su turni e quelli che richiedono l’uso costante di attrezzature non deportate”. Insomma, non tutti i dipendenti potranno lavorare da remoto. Ma in fondo il ministro della Pubblica Amministrazione, Renato Brunetta, aveva già messo in chiaro che il lavoro agile non sarebbe stato un diritto soggettivo. Tuttavia, il contratto prevede che le amministrazioni stabiliscano “criteri di priorità” per l’accesso al lavoro intelligente. Tra le categorie alle quali deve essere data priorità, tre sono indicate nella bozza di contratto. La prima riguarda i genitori con bambini di età inferiore ai tre anni. La seconda è quella dei lavoratori disabili in condizioni difficili; e il terzo sono i “caregiver”, cioè i dipendenti che assistono i familiari con disabilità e in circostanze difficili. Come detto, spetterà alle singole amministrazioni, d’intesa con i sindacati, stabilire a quali altre categorie destinare un percorso preferenziale.

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Il capitolo

Ma il capitolo più innovativo è probabilmente quello che parla di “articolazione della performance e diritto alla disconnessione”. La giornata, nell’arco delle 24 ore, sarà suddivisa in tre segmenti. Ci sarà una prima fascia oraria, in cui il lavoratore dovrà essere rapidamente operativo e quindi in grado di iniziare i compiti e le attività richieste in un arco di tempo molto breve. Questa “Fascia 1” è necessaria ai fini del coordinamento con gli altri membri dell’organizzazione, per ricevere indicazioni e direttive relative all’esecuzione dei lavori o, comunque, per esigenze organizzative, funzionalità ed efficienza nell’erogazione del servizio. Vi sarà poi una seconda fascia oraria (“Fascia 2”) in cui il lavoratore potrà essere contattato telefonicamente, via mail o altre modalità similari, ma non sarà richiesta operatività immediata. Ci sarà infine “fascia 3” quella della disconnessione, nella quale il lavoratore non potrà fornire alcun servizio (e comprende il divieto di lavoro notturno). Il progetto prevede inoltre che durante lo smart work non possano essere richiesti lavoro aggiuntivo, turni, trasferte, disponibilità e lavoro disagiato. Il che, probabilmente, farebbe sparire le relative indennità economiche. Contemporaneamente si è riunita venerdì anche la commissione tecnica dell’Osservatorio Lavoro Agile, presieduta dal presidente dell’Aran Antonio Naddeo. La Commissione inoltre studia e valuta le migliori esperienze maturate nel mondo privato e che potrebbero essere replicate anche in ambito pubblico.

Ultimo aggiornamento: 01:11 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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