Fiorella Mannoia, il mio duro figlio di blocco – Ultima Ora

(ANSA) – ROMA, 06 NOV – La pandemia e il blocco ci hanno costretti a guardarci dentro, a interrogarci sul senso della vita. “E ci siamo resi conto di quanto fosse sufficiente una minuscola entità cellulare per portare in ginocchio noi che ci ritenevamo invincibili e farci capire che non siamo padroni di nulla”. E da lì Fiorella Mannoia è partita per costruire il suo nuovo album, per il quale ha scelto il titolo Padroni di niente (cd già disponibile, vinile dal 20 novembre, per Sony Music). “Queste sono canzoni di questo momento, ma con concetti universali senza tempo”.

“Un disco concepito durante il primo lockdown – racconta la cantante al link dello zoom -, frutto di conversazioni con Amara (autrice di Che sia benedetta per lei, portato al festival di Sanremo nel 2017). Quando i nostri pensieri volarono alti e stavamo insieme ha chiesto dove stavamo andando, della sensazione che aveva tutto ciò che vivevamo. Si parlava di un nuovo umanesimo, della necessità di rimettere l’uomo al centro. Ma quando ha riaperto, tutto è tornato com’era prima se non peggio “.

L’album, anticipato dal singolo Chissà da dove viene una canzone, scritta per Fiorella da Ultimo, risponde in tutti i suoi aspetti ad un’unica esigenza: arrivare al dunque. “È un bel album, suonato, senza elettronica. Con solo otto canzoni, perché non è il momento di mettere cose di cui non sei convinto”, spiega Fiorella Mannoia.

A maggio Fiorella prevede di pubblicare l’album nelle sale con 11 date già programmate. “Presto diremo come sarà il live. Ma dobbiamo ricominciare da capo perché è l’unico modo per aiutare gli operatori dello spettacolo. Forse anche con produzioni ancora più rare, ma ricominciamo da capo. Dobbiamo riavviare la macchina, altrimenti sarà un disastro “. Fiorella Mannoia sottolinea anche la necessità di intervenire in modo più concreto per i lavoratori inattivi da mesi. “Noi artisti possiamo prelevare denaro dalle nostre tasche, ma dobbiamo chiedere al governo di proteggere i lavoratori. Siamo essenziali come il pane”. (MANIPOLARE).

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