Arrestato Diabolik, il killer di Fabrizio Piscitelli, capo ultrà della Lazio. “L’esecuzione in un video”

Un killer travestito da corridore, lo stesso, che avrebbe agito due volte: dopo un anno. Un professionista, che sarebbe stato assunto come killer a contratto per risolvere scontri legati alla divisione piazze farmacia di Roma e sulla costa. Il proiettile che ha ucciso l’albanese Shehaj Selavdi sulla spiaggia di Torvaianica nel settembre dello scorso anno sarebbe stato sparato dalla stessa persona che nell’agosto dell’anno precedente sarebbe stata uccisa a bruciapelo. Fabrice Piscitelli nell’ultimo periodo – secondo gli inquirenti – uno dei narcos più potenti della capitale. Dopo due anni di indagini, l’assassino è stato arrestato nel Trullo, periferia sud-ovest di Roma: si tratta di Raul Esteban Calderón, argentino, 51 anni.

A incorniciarlo, un video che ha filmato l’esecuzione e soprattutto le intercettazioni ambientali nel carcere di Rebibbia e le dichiarazioni rese agli inquirenti da uomini vicini a Diabolico, che sapeva con chi aveva appuntamento, il 7 agosto 2019, al Parco degli Acquedotti di Roma. Piscitelli era stato ucciso mentre era seduto su una panchina in attesa. Un uomo vestito da corridore, con la faccia coperta da una bandana, gli è corso davanti, ha estratto una pistola silenziosa e ha premuto il grilletto. Una scena ripetuta nel settembre 2020 sul lungomare di Torvaianica: la vittima, in questo caso, era Shehaj Selavdi, detto “Simone”, 38 anni. Aveva appena terminato gli arresti domiciliari dopo essere stato arrestato nell’estate del 2017 per traffico di droga. Ad indagare sul suo assassinio, i Carabinieri di Frascati, che hanno raccolto gli elementi fondamentali per consentire agli agenti della Squadra Mobile di stringere il giro sull’assassino del capo ultrà.

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Per l’omicidio di Selavdi, l’argentino è stato arrestato insieme a Enrico Bennato, 53 anni, con vari precedenti e nipote del boss di Casalotti, Walter Domizi, detto “il Gattino”. Enrico è il fratello di Leandro Bennato, colpito nel novembre 2019 durante un agguato in via di Boccea da due sicari in moto. Un raid che, secondo gli inquirenti, sarebbe legato alle indagini sulla morte di Piscitelli. Durante una perquisizione a casa di Enrico, gli investigatori avrebbero trovato armi e verificato se fossero collegate al crimine.

VIDEO

Il nome di Calderon, secondo fonti investigative, era apparso da tempo nelle indagini sulla morte di Diablo. La conferma, per la Procura, sarebbe arrivata grazie a una valutazione fatta sul video che ha immortalato l’esecuzione e grazie alle testimonianze. Il video è stato prodotto da un sistema di videosorveglianza di un edificio in via Lemonia, di fronte al parco, e il filmato ha catturato sia Piscitelli, seduto sulla panchina, sia il suo killer dalla parte anteriore. Acquisito il nome di Calderon, però, si dovevano trovare ulteriori prove “tecniche” e così il 29 aprile, nel corso di un nuovo sopralluogo da parte della Squadra Mobile, al Parco degli Acquedotti giunsero esperti del Politecnico di Torino che collocarono uno scanner ricostruendo il scena del crimine in tre dimensioni e disegnando il profilo dell’indagato.

La perizia ha dato esito positivo: l’immagine prodotta dallo scanner era perfettamente sovrapponibile al Calderon in carne ed ossa. “Dall’analisi tecnica del video dell’omicidio effettuata prima dalla polizia scientifica e poi dal consulente tecnico nominato dalla procura – spiega una nota del pm di Roma, Michele Prestipino – è emersa una evidente compatibilità tra l’assassino visibile in film e l’indagato grave». E così ieri il gip ha convalidato l’arresto nei suoi confronti pronunciando una misura cautelare in carcere, per omicidio aggravato con metodo mafioso. Ora le indagini sono volte a individuare i principali.

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MOVIMENTO

Ma gli inquirenti hanno già le idee chiare: il movente dell’omicidio è la rissa per la gestione delle piazze della farmacia romana. Secondo i magistrati, Piscitelli era a capo di un gruppo di narcos che mirava a dominare Roma, ripensando agli equilibri criminali. Nel novembre 2019 è scattata l’operazione “Grande collegamento criminale”: la banda di Diabolik e del suo socio, Fabrizio Fabietti, era stata decimata. 51 erano finiti in carcere e posti agli arresti domiciliari: esponenti della malavita legati all’ambiente ultra del Lazio, batterie di teppisti e pugili che si occupavano di recupero crediti violenti, estremisti di estrema destra.

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