Condannata a Singapore per la vendita di 30 grammi di eroina: pena di morte per la 45enne Saridewi Djamani – Notizie su Hamelin Prog

Condannata a Singapore per la vendita di 30 grammi di eroina: pena di morte per la 45enne Saridewi Djamani – Notizie su Hamelin Prog

Prima condanna a morte di una donna a Singapore dopo 20 anni

Singapore – Una donna è stata giustiziata a Singapore, segnando la prima condanna a morte inflitta a una donna nel paese dopo 20 anni. Saridewi Djamani, accusata di detenzione e spaccio di eroina, è stata condannata a morte settimane fa e l’esecuzione è avvenuta il 21 luglio 2023.

La condanna è stata il risultato del processo a cui Djamani è stata sottoposta. Durante le udienze, la donna ha testimoniato di aver acquistato eroina per uso personale e ha anche ammesso di vendere droghe come eroina e metanfetamina. La quantità di eroina trovata in suo possesso era di 30 grammi.

È importante sottolineare che si tratta di un caso raro, poiché è la prima volta che una donna viene condannata a morte in 20 anni a Singapore. Il paese è noto per avere alcune delle leggi più severe al mondo contro la droga. Le condanne a morte sono previste per quantitativi superiori a 500 grammi di cannabis e oltre 15 grammi di eroina.

La notizia della condanna a morte di Djamani ha suscitato un acceso dibattito sia a livello nazionale che internazionale. Molti hanno sollevato dubbi sul sistema giudiziario e sulle politiche antidroga di Singapore, sostenendo che le pene estreme non siano la soluzione più efficace per combattere il problema della droga.

La condanna a morte di Djamani è stata eseguita nonostante le numerose richieste di clemenza avanzate da organizzazioni internazionali per i diritti umani. Tuttavia, il governo di Singapore ha difeso la sua decisione, sostenendo che sia necessario garantire un ambiente sicuro e senza droghe nel paese.

La morte di Djamani segna un triste precedente per la lotta alla droga a Singapore e solleva interrogativi sul futuro delle condanne a morte nel paese. Molti si chiedono se queste sentenze estreme siano realmente efficaci nel contrastare il commercio di droga, oppure se sia necessario adottare nuove politiche più umane e basate sulla riabilitazione.

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Al momento, il caso Djamani resta una questione dibattuta e divisiva, che continua ad attirare l’attenzione sia dei cittadini di Singapore che della comunità internazionale. Sarà interessante vedere come si svilupperà il dibattito e quali possibili riforme potrebbero essere intraprese nel futuro per affrontare la questione della droga in modo più umano ed efficace.

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