Genova, un porto senza impatto. La nuova sfida di Renzo Piano

Terminal Genova Pra ‘, foto d’archivio

Con il finanziamento del Recupero, Comune e Autorità mirano alla copertura dei bacini di carenaggio. E chiedono la firma dell’architetto sul progetto di elettrificazione in banchina con pannelli solari

Genova – Il “grande progetto” annunciato da Marco Bucci, sindaco di Genova, è di dimensioni davvero clamorose. Come la strutture che dovranno garantire la copertura dei cantieri navali, necessario per ridurre l’inquinamento e il rumore durante la lavorazione, richiesto da tempo dagli abitanti della parte del centro storico che si affaccia sull’Ente Bacini e da quelli di Sestri Ponente, nei pressi dello stabilimento Fincantieri.

Ora il Comune di Genova e l’Autorità Portuale hanno deciso di accelerare e hanno chiesto all’architetto Renzo Piano di firmare il piano per rendere il porto di Genova carbon neutral, anche attraverso l’installazione di pannelli solari per elettrificare le banchine. i motori delle navi.

La prima sfida è ridurre l’impatto delle strutture che verranno utilizzate per rivestire i cantieri navali: le installazioni potevano raggiungere anche più di 60 metri di altezza, come suggeriscono modelli che da tempo vengono prodotti nel Nord Europa, dove in alcuni centri si raggiungono i 75 metri. Per Sestri Ponente, la più popolosa delegazione genovese, l’impatto sarebbe significativo, in attesa del completamento del rovesciamento del cantiere.

Ed è qui che entra in gioco Renzo Piano. Bucci e Paolo Signorini si sono rivolti all’architetto genovese per risolvere il problema delle “scatole” rivolte verso il mare quale rischio di creare una barriera quasi insormontabile anche per gli edifici che si affacciano sull’Ente Bacini nel centro storico. E non solo: i due interventi dovrebbero convergere nel piano di ripresa sia per il finanziamento che per la transizione energetica. Ed è anche su quest’ultimo fronte che Piano dovrebbe lavorare, inserendosi nella migliore collocazione e sul disegno dei pannelli solari da posizionare sulle enormi superfici dei tetti. Ma siamo ancora in una fase di studio.

Al XIX secolo sembra che il sindaco e il ministro della transizione ecologica Roberto Cingolani abbiano parlato a lungo della necessità di coprire i bacini dove si riparano e si costruiscono le navi. Lo hanno fatto anche durante la visita genovese all’inizio di marzo. Qualche settimana fa è arrivata l’accelerazione con l’incontro tra Signorini e l’architetto genovese.

Sul tavolo ci sono diverse proposte di progetti legati al recupero incentrati sulla transizione ecologica. Una tendenza riguarda l’elettrificazione delle banchine, alimentate da energia fotovoltaica e legate all’eventuale copertura dei bacini di carenaggio. Ciò significa che con un solo movimento è possibile ottenere la produzione di energia pulita e la riduzione dell’impatto ambientale durante la costruzione o la manutenzione delle navi.

È un tema sentito dagli abitanti del centro di Genova con vista sui bacini storici e da quelli di Sestri, dove il progetto di ribaltamento in mare darà nuovo impulso alla navalmeccanica. La prossima ammiraglia della compagnia crocieristica lascerà il rinnovato stabilimento Fincantieri.

Il bacino di costruzione sarà lungo 400 metri, ma per coprire una struttura di queste dimensioni potrebbe essere necessario un hangar di 75 metri di altezza, come quelle utilizzate nel Nord Europa per proteggere il cantiere dalle intemperie: all’interno devono trovare spazio macchine e gru a completamento di grandi navi.

Nelle conche trascurate da Corso Aurelio Saffi, al centro, si prevede un impatto minore, anche se chi ha visto i rendering del Comune spiega che per coprire i due bacini più grandi sarà necessaria una struttura abbastanza grande. Il sindaco ha quindi chiesto a Piano di valutare la possibilità di rendere i progetti il ​​più compatibili possibile dal punto di vista paesaggistico e ambientale.. Capannoni più leggeri, magari scorrevoli, con colori che ne attenuano l’impatto. E poi la funzione dei pannelli solari per alimentare parzialmente l’elettrificazione delle banchine. Solo Piano poteva avere successo nel business.

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