in uno su 4 non si riavvia

La prima campanella ha suonato ieri. Dopo sei mesi di chiusura, è arrivato il momento di riaprire: ieri è stata la volta degli istituti altoatesini. E, gradualmente, le classi di scuola dall’infanzia: prima di a Vo ‘ (uno dei luoghi simbolici di Covid), Milano, Firenze e Torino, domani è l’asilo per Roma. Il nuovo anno scolastico sta prendendo forma, anche se presenta ancora troppe lacune, dalla mancanza di insegnanti a spazi troppo piccoli.

Scuola, rischio a tempo pieno e mense

La corsa ora è frenetica per non perdere l’appuntamento: il rischio è che i servizi molto importanti per le famiglie come il tempo pieno e la mensa svaniscano. Almeno una scuola su quattro inizia senza. E i genitori devono correre a rifugiarsi per organizzarsi con il lavoro.

La scuola altoatesina riparte per prima: riaprono gli asili a Milano. Tempo pieno a rischio

Partenza per le scuole dell’Alto Adige, leader in Italia per l’anno scolastico post-Covid. Un totale di 91.797 bambini e giovani sono tornati all’asilo e alla scuola questa mattina dopo una pausa durata lo scorso marzo, esattamente sei mesi.

Questi non sono giorni semplici. In Alto Adige e Vo ‘, per evitare il trauma del rientro, i bambini hanno trovato anche tante aule colorate e vivaci per accoglierli, che utilizzano pois per indicare la distanza e toni floreali per segnare i bordi. dalla sedia. Un modo meno rigoroso di rispettare le regole di sicurezza. Questa è una prova su piccola scala di ciò che dovrebbe accadere lunedì 14, quando la maggior parte delle scuole tornerà. Ma il condizionale è d’obbligo, infatti aumenta il numero delle regioni e dei singoli istituti scolastici che richiedono il rinvio della data dopo le lezioni. La ragione? È troppo difficile essere pronti per lunedì.

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STIME
E qualcosa viene inevitabilmente messo da parte, a partire dal tempo pieno in cui le prime stime si insinuano in molte istituzioni globali. Almeno nel 25% dei casi: “Purtroppo – spiega Mario Rusconi, presidente dell’Associazione nazionale capi di istituto – almeno una scuola su quattro non riesce a garantire il tempo pieno in questa fase di riavvio. Tutto dipende dagli insegnanti che devono arrivare e dagli arredi, come semplici banchi, necessari per evitare frazionamenti e turni orari. Evita anche la mensa, per le famiglie è un servizio molto importante su cui contare. È una realtà disomogenea che interessa tutta l’Italia ma che probabilmente si fa sentire ancora di più nelle regioni meridionali ”. Vi sono infatti situazioni in cui la percentuale del 25% aumenta notevolmente, dove non si hanno notizie dell’arrivo di supplenti alla presidenza. Il tempo pieno conta 40 ore settimanali, in 5 giorni. Diversamente le ore si riducono a 30 o 27 ore, a scelta delle famiglie.

In questa ripresa, più che negli anni passati, la presenza dei docenti in cattedra è fondamentale per organizzare i corsi e proseguire la didattica anche nel pomeriggio. Almeno per alcune settimane, le ore standard non raggiungeranno la loro piena capacità e sarà difficile anche mantenere le 30 ore settimanali. Il rinvio della riapertura a 24, quindi dopo le elezioni, sembra a molti la via più semplice da seguire. Portare il maggior numero di insegnanti e mobili nella posizione prevista.

CHIAMATA A VUOTO
Mancano 60mila docenti, anche il rapido appello messo in campo dal ministero sui posti vacanti non ha dato frutti: per Beppe Sala, sindaco di Milano, quindi una delle città più prive di docenti , il rapido appello al trasferimento degli insegnanti in Lombardia è stato un “fiasco assoluto”. I tempi sono ancora lunghi: basti pensare che nel Lazio, come tante altre regioni, dal 10 settembre le scuole di polo cominceranno a convocare i sostituti del sostegno, per poi lanciare bandi per altre materie 21 settembre. Se non vengono trovati, come saranno, passano alla classifica della scuola. Arrivando così nel mese di ottobre, se non oltre, senza tutti i professori al pulpito.
Il Governatore della Campania, Vincenzo De Luca, ha confermato il 24 settembre come data di inizio e ha rilanciato le prove sierologiche obbligatorie per tutto il personale scolastico, superando così l’aspetto facoltativo di altre regioni che ammetteranno in classe anche i docenti che non lo fanno. non. superato il test. Non solo, ha anche annunciato l’acquisto di termoscanner per le scuole: l’idea di far misurare ai genitori la temperatura del bambino prima di uscire di casa per andare a scuola non convince. Tra la voglia di uscire e la necessità di andare a lavorare, non tutti i genitori sono necessariamente rispettosi dello standard e quindi, per evitare problemi, è meglio misurarlo all’ingresso.
Nel caos della ripresa si accende anche la lotta politica con la Lega, pronta a presentare in Senato la mozione di censura reale del ministro dell’Istruzione Lucia Azzolina, il testo deve essere condiviso da Fratelli d’Italia e Forza Italia per poi arrivare a Palazzo Madama nella versione definitiva. Per Azzolina è “solo propaganda, queste sono accuse ingiuste”.

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Ultimo aggiornamento: 06:15


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