Orgoglio o compromesso. Perché il voto di Taiwan può cambiare gli equilibri (e mettere in crisi gli Usa)

Orgoglio o compromesso. Perché il voto di Taiwan può cambiare gli equilibri (e mettere in crisi gli Usa)

Si vota domani a Taiwan per eleggere un nuovo presidente. Pechino minaccia l’isola di Taiwan, che rappresenta un modello alternativo alla dittatura comunista della Cina. Xi Jinping vuole riunificare Taiwan con la Cina continentale, nonostante il fatto che Taiwan sia uno Stato indipendente dal 1949. Gli Stati Uniti riconoscono l’esistenza di una sola Cina, ma proteggono l’indipendenza di Taiwan. Le elezioni vedranno sfidarsi due visioni per il futuro di Taiwan, con William Lai che difende la linea attuale di stretta alleanza con gli Stati Uniti, mentre Hou Yu-ih propone un compromesso con la Cina, favorito da Pechino come candidato. Tuttavia, non si capisce di quale compromesso si tratti. La riunificazione prospettata dal Kuomintang sarebbe una fotocopia dell’assimilazione di Hong Kong. Sebbene Lai sia in vantaggio nei sondaggi, si teme che Ko Wen-je possa scombinare i giochi. In caso di vittoria del nazionalista, potrebbero esserci pressioni militari e diplomatiche da parte della Cina su Taiwan e non si esclude un tentativo di strangolamento economico. Inoltre, China, Russia e Iran esercitano una pressione militare sugli Stati Uniti, e Xi potrebbe cogliere l’attimo in cui Joe Biden si trova costretto a scegliere quale fronte privilegiare per la difesa degli interessi americani. Comunque, c’è il rischio di un gigantesco conflitto mondiale.

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