Tirrenia, non sono d’accordo: piano B per evitare lo schianto

Il Gruppo Onorato ha presentato richiesta di accordo di continuità aziendale. I giudici decideranno di accoglierlo e salvare l’azienda dal fallimento

SASSARI. Aspettavano la fine, gli ultimi minuti per cercare di salvare Tirrenia. Ma Cin non ha potuto presentare questo accordo di ristrutturazione del debito richiesto dai tribunali di Milano quando hanno deciso di rinviare la decisione sulla domanda di fallimento presentata dalla procura. La mancata concessione del via libera all’intesa da parte del Ministero dello Sviluppo economico ha portato Onorato a sottoporre al tribunale un piano B. Una richiesta di concordato preventivo che ora dovrà essere valutata dal giudice fallimentare. Un piano che – almeno nelle aspettative del titolare – dovrebbe consentire al gruppo di proseguire l’attività ed evitare così il fallimento di Tirrenia. Un crollo che avrebbe ripercussioni drammatiche sull’occupazione – sono circa 6mila i lavoratori che rischiano il posto di lavoro – ma anche sui collegamenti tra la Sardegna e la penisola, visto che la continuità territoriale è attualmente in mano a Tirrenia.

E ‘vero che l’accordo è stato prorogato fino al 31 maggio, e che il governo ha previsto un’unica ulteriore proroga fino al 30 giugno, ma l’unica rotta finora affidata è stata la Olbia-Civitavecchia, che sarà gestita in tandem da Tirrenia. con Grimaldi e GNV per i prossimi due anni. Ieri è scaduto il termine per la presentazione dell’accordo di ristrutturazione del debito da 180 milioni tra la società ei commissari in amministrazione straordinaria di Tirrenia. Ma quell’affare, che i giudici del tribunale di Milano avevano in qualche modo favorito anche rinviando la sentenza sulla petizione fallimentare, non esisteva. Sono gli stessi avvocati che lo hanno annunciato quattro giorni fa in una nota severa in cui accusavano il ministero dello Sviluppo economico di aver ostacolato, secondo loro, la strada all’accordo, ad un passo dalla firma. “Il Mise blocca a sorpresa la ristrutturazione del debito di Cin nei confronti di Tirrenia, richiedendo l’inserimento di clausole chiaramente ritenute illegittime da chi dovrà convalidare il piano”, hanno detto gli avvocati, aggiungendo anche che il Mise non aveva mai convocato la ministeriale. intervista il 6 maggio davanti ai giudici.

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“Un silenzio inspiegabile e paradossale”, hanno aggiunto, contando però su un intervento estremo del ministro Giorgetti per “impedire l’affondamento delle principali infrastrutture italiane sul mare”. Ma Giorgetti non è intervenuto e Onorato ha dovuto quindi scegliere un altro piano d’attacco: la richiesta di accordo di continuità, depositata via Pec prima del termine di mezzanotte. Ora la palla va ai giudici. A favorire l’accettazione del recupero crediti da parte dei magistrati, sono sempre i sindacati. A cominciare dal segretario regionale della Filt Cgil, Arnaldo Boeddu, che ha subito sottolineato come si debba evitare a tutti i costi il ​​fallimento dell’azienda. “In questo modo, gli oltre 6.000 lavoratori e le loro famiglie non si troverebbero senza lavoro e reddito dall’oggi al domani – dice -. La continuità marittima territoriale di persone e merci non cesserebbe. E anche gli oltre 130 dipendenti sardi del settore del traino beneficerebbero di garanzie di lavoro e reddito. Infine, sarebbe garantito ai creditori del gruppo Cin Tirrenia di poter recuperare l’80% del loro credito mentre in caso di fallimento potrebbero averne al massimo 20. Resta inteso – conclude Boeddu – che le istituzioni e il tribunale lui – deve anche garantire il rispetto di quanto scritto nella frase “.

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