Adeguamento, disco verde per la soglia di subappalto per le grandi opere innalzata al 50%

Un compromesso che mira a varcare gradualmente la rigida soglia in termini di subappaltatore (che viene solo temporaneamente portato al 50%), introducendo però maggiori tutele e controlli sia a tutela dei lavoratori sia per contrastare le potenziali infiltrazioni della criminalità organizzata. Risolvendo l’ultimo complicato nodo, il governo è riuscito ieri ad approvare, entro fine mese, il decreto legge che contiene le semplificazioni necessarie per gli investimenti del Piano di recupero, nonché la struttura di governance con cui verrà gestito il piano.

DUE BISOGNI
Come già indicato da Palazzo Chigi, l’esecutivo ha dovuto bilanciare diverse esigenze: quella di redigere regole in grado di accelerare il più possibile i lavori, vista l’assoluta necessità di rispettare le scadenze intermedie e finali per il completamento dei lavori. nel Piano Nazionale di Risanamento e Resilienza; quello di aderire alle indicazioni della stessa Unione Europea, che non vuole limitazioni rigide alla pratica del subappalto; e infine la politica di non collisione con i sindacati e parte della maggioranza. Già nei giorni scorsi, rispetto a quanto previsto nelle primissime bozze del provvedimento, era stato cancellato il criterio dello sconto massimo per le gare (che in realtà, così come i sindacati, non piaceva. nemmeno a produttori e aziende mondo).


Sullo scoglio del subappalto, il punto di partenza della discussione è stata la possibile estensione della norma che prevede – provvisoriamente – che il lavoro in subappalto non può superare il 40 per cento dell’importo totale del mercato dell’appalto. Dopo discussioni tecniche e nuovi contatti con le parti sociali, durati buona parte della giornata, il Consiglio dei ministri si è riunito alle 18 per esaminare un testo di mediazione.

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Il tetto dell’importo del subappalto, in relazione al valore totale dell’appalto, è elevato al 50% fino al 3 ottobre. Nel contempo vengono rafforzate le norme vigenti: il contratto – a pena di nullità – non può essere ceduto e l’integrale esecuzione dei servizi non può essere affidata a terzi, salvo la possibilità di subappalto, mentre il subappaltatore deve garantire la stessa standard di qualità come il contratto.

Poi, dal prossimo 1 novembre, il tetto del 50 per cento scenderà e entreranno in vigore ulteriori partecipazioni. In particolare, le stazioni appaltanti (o le amministrazioni o gli enti aggiudicatori dei lavori) specificheranno preventivamente nei documenti di gara i servizi che dovranno essere eseguiti direttamente dall’appaltatore; sia in relazione alle caratteristiche dell’appalto, sia ad alcune esigenze specifiche quali il rafforzamento dei controlli sui cantieri, la garanzia della salute e sicurezza dei lavoratori ed anche la prevenzione delle infiltrazioni criminali. Per questo si può sentire anche il parere delle prefetture. Inoltre – e questo è un punto molto importante – viene stabilita una responsabilità solidale del responsabile del progetto e del subappaltatore nei confronti dell’amministrazione aggiudicatrice.

LE REAZIONI
La versione finale è stata giudicata favorevolmente dai sindacati, il segretario della Cgil Landini ha evocato un “risultato positivo” evocando le garanzie per i lavoratori ei vincoli specifici in termini di rispetto della legalità. L’apprezzamento è arrivato dalla sinistra della maggioranza attraverso la voce del ministro della Salute Speranza ma anche del ministro del Lavoro Orlando e di altri rappresentanti del Pd, che avevano sottolineato la necessità di un confronto con le parti sociali. La Lega, invece, sottolinea l’importanza di un’altra novità, l’innalzamento delle soglie per l’affidamento diretto degli appalti.

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