Arrestato in Francia l’ex brigadiere Maurizio Di Marzio, fuggito prima del raid di fine aprile – Corriere.it

di Stefano Montefiori, corrispondente a Parigi

Ex attivista delle Brigate Rosse ricercato dalla polizia francese, dopo essere sfuggito ai maxi arresti di fine aprile, è stato arrestato questa mattina a Parigi. Accusato di atti di terrorismo risalenti agli anni ’70 e ’80, la sua condanna deve ancora essere pronunciata

Martedì la convalida dell’interpellanza, mercoledì la prima udienza. la fuga è finita di Maurizio Di Marzio, 61 anni, ex brigadiere rosso, l’ultimo ancora ricercato dalle forze di polizia francesi con la collaborazione dell’intelligence italiana, dopo essere stato fuggito dall’operazione lo scorso aprile che aveva portato alla cattura di nove esuli italiani condannato per reati commessi negli anni di piombo. Di Marzio era uno degli obiettivi principali, ma finora era sfuggito alla polizia francese.

La ricerca è ripresa dopo l’8 luglio Corte d’assise di Roma stabilito che, contrariamente a quanto si pensava in precedenza, la sua condanna non è ancora stata prescritta: deve ancora scontare cinque anni e nove mesi di reclusione per banda armata, associazione, sequestro di persona e furto. Nel 1981 Di Marzio partecipò all’attentato contro il direttore dell’Ufficio provinciale del lavoro di Roma, Enzo Retrosi. L’anno successivo partecipò alla sanguinosa tentato sequestro il Vice Capo della Digos di Roma, Nicola Simone. Un uomo travestito da postino ha bussato alla porta di Simone, che ha aperto la porta con la pistola abbassata ed è riuscito a reagire. Era ancora in soggezione tre proiettili in faccia. Di Marzio faceva parte del commando di cinque persone.

Fu arrestato per la prima volta a Parigi, nel Quartiere Latino, nell’agosto 1994. L’Italia ha quindi presentato la prima richiesta di estradizione, che è stata favorevolmente apprezzata dai magistrati francesi. Ma il governo parigino non ha dato seguito a questa pratica, e la stessa cosa è successa nel 2002, 2007 e 2013. Nel gennaio 2020, l’ultima richiesta del Ministero della Giustizia italiano, quello che alla fine ha portato all’operazione lo scorso aprile. La storia di Di Marzio, installato da decenni a Parigi alla guida di un ristorante italiano, emblematico dell’indecisione e delle ambiguità della posizione francese. Lungo fu applicata la dottrina Mitterand, decisione politica presa nel 1985 dall’allora Presidente della Repubblica francese, che prevedeva l’accoglienza in Francia di ex militanti che avevano rinunciato alla lotta armata e che non avevano commesso crimini di sangue. Una forma più o meno mascherata di amnistia, concessa con l’accordo del Presidente del Consiglio italiano Bettino Craxi, sperando di voltare pagina con la stagione del terrorismo.

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Questa stessa dottrina è stata poi evocata per, in seguito, anche nei confronti di ex terroristi condannati per atti sanguinosi, da Cesare Battisti allo stesso Di Marzio. Lo scorso aprile, quando Macron ha annunciato l’arresto degli esuli, confermando il rapporto privilegiato che ha con il presidente del Consiglio Mario Draghi, l’Eliseo ha ricordato che agiva sulla base dell’originaria dottrina Mitterrand, che in teoria non avrebbe mai consentito la ricezione in Francia di ex terroristi colpevoli di crimini di sangue of. La lunga fase processuale davanti ai tribunali francesi è ormai iniziata, anche per Maurizio Di Marzio.

Dal momento dell’arresto fino alla firma del decreto di estradizione, che spetta al Ministro della Giustizia francese, possono essere necessari fino a tre anni. La sua pena residua non è molto più lunga, e quindi è possibile – per lui e per gli arrestati ad aprile – che non finisca effettivamente in carcere in Italia o per un periodo relativamente breve. Ciò che conta, nel resoconto delle richieste di estradizione finalmente accolte dal governo francese, è il riconoscimento dell’Italia come Stato di diritto, e la fine del sentimento di impunità per alcuni dei protagonisti degli anni di piombo.

19 luglio 2021 (modificato il 19 luglio 2021 | 14:35)

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