dalla speculazione al pacco per i tedeschi

Quelli che in Europa spingono di più per le “politiche energetiche verdi”, quelli che mettono al verde i cittadini più poveri, sono i tedeschi. Va da sé che sono all’origine delle varie regole vaghe imposte dalla Commissione. Se la Vulgata dei media è che sia per il “Bene del Pianeta” e delle politiche climatiche, ricordate che la Germania non fa mai niente per niente. Alla base, infatti, c’era la volontà di imporre la propria tecnologia energetica “verde”, in particolare all’estero. Insomma, il solito brodo mercantilista del dominio economico mondiale.

Ma questa volta, sembra che non sia buono, o almeno non sempre buono. Come la È QUELLO? I contribuenti di sei città della regione della Ruhr e della Renania credevano di guadagnare in Indonesia dalla loro multiutility STAEG, che avrebbe dovuto investire nella produzione di energia pulita in quel paese. Il ricavato, in un complotto complesso, andrebbe poi a finanziare i servizi pubblici in Germania. Quindi, lo STAEG avrebbe potuto dire che l’energia verde era ancora in movimento e le città tedesche.

Le cose non sono andate bene. Come sottolinea la FAZ, alla fine i 50 milioni di euro investiti si sono trasformati in un po’ di esplorazione e perforazione vicino a certe aree vulcaniche, e niente di più. Ci sono stati anche problemi con la gente del posto che non ha apprezzato un progetto ritenuto pericoloso. Tra l’altro, se volevano produrre energia dai vulcani, perché non farlo semplicemente in Italia, dove abbiamo molti vulcani, e studiamo da tempo? Perché, molto semplicemente, tutti questi progetti mirano, almeno in teoria, a generare profitti per i multiservizi, soprattutto tedeschi, attraverso politiche “ambientali”.

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Ma questa volta è andata male e i contribuenti delle sei città dovranno restituire i 50 milioni sprecati in mezzo mondo, ma non illudetevi: con i super profitti che le tariffe marginali consentono. in un batter d’occhio!


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