Dalle miniere valtellinesi ai ristoranti stellati: la storia di Nicola, che taglia i sassi per creare pentole – L’intervista

La miniera di Bagnada nel comune di Lanzada in Valtellina è stata scoperta nel 1936. Rimase aperta per 50 anni e diede lavoro a poche generazioni di giovani della regione. Non è più attivo, anche se alcuni livelli sono rimasti aperti al pubblico. Tra i materiali che sono stati estratti da queste rocce c’è anche la pietra ollare, la stessa con cui Nicola Bagioli ora lavora i suoi vasi. Il 26enne, nato e cresciuto a Lanzada, Nicola ha aperto nel 2019 un negozio che vende Lavec, vasi in pietra scolpiti con una tecnica in via di estinzione. Dopo alcuni anni di attività, ha aperto un profilo su TikTok, il social network che ha ottenuto due medaglie nel 2021: è stata l’applicazione più scaricata al mondo (656 milioni di download) e il sito più visitato al mondo (n. più Google).

Nicola ha iniziato a pubblicare video che mostravano le fasi di lavorazione, l’utilizzo dei Lavec e come venivano imballati e spediti in tutta Italia. Insieme alla sua socia Arianna Dell’Agostino, Nicola racconta anche l’intero processo di confezionamento degli ordini, attività importante dato che ora spedisce in tutta Italia. Questi temi sono riusciti a ritagliarsi un posto tra gli altri contenuti, tanto che ora il numero di Like sul suo profilo ha raggiunto quasi i 190.000. Tiktok ha attirato non solo una clientela privata appassionata di cucina ma anche chef gourmet, come Alessandro Negrini del ristorante Il Posto di Aimo e Nadia, due stelle Michelin.

@ lavec.lapietraollare Lavato fuori turno! Tutto quello che devo fare è lisciare il fondo ed è pronto per la rilegatura! #con ♬ Pieces (Versione per pianoforte solo) – Danilo Stankovic

Partiamo dalle basi, cos’è un Lavec?

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«È un vaso di pietra ollare. In Valmalenco, la valle dove si trova Lanzada, si producono da 400 anni”.

Cosa c’è di diverso rispetto a una normale pentola d’acciaio?

“La differenza è che si cuoce direttamente nella pietra, con una cottura del tutto naturale. Migliora il sapore dei cibi perché la temperatura è più bassa e il calore è distribuito uniformemente in tutta la padella. In una pentola normale, invece, è più alta dove c’è la fiamma.

Quanto tempo ci vuole per creare un Lavec?

“È difficile dare un tempismo. Dipende dalla pietra che trovi. A volte hai una pietra dura in mano e fatichi molto, a volte trovi pietre morbide e ci metti meno tempo. Per il reso, ci vogliono 4 o 5 ore. Poi ci vuole circa un’ora per fare la rilegatura.

Era il lavoro di tuo nonno. Perché hai deciso di riprenderlo?

“Tutto è iniziato nel 2019. Ero un ciclista professionista, poche settimane prima del Giro d’Italia sono stato investito da un’auto. Ho iniziato ad avere problemi alla schiena e per tre mesi non ho potuto guidare la mia bici. Mi sono detto che dovevo pensare a qualcosa di nuovo da fare. Da bambino, ho sentito le storie dei miei genitori e dei miei nonni. Ora ho un nuovo set di ferri, ma all’inizio usavo ancora i ferri e il tornio di mio nonno per modellare le pentole. Ho imparato tutte le tecniche da mio padre”.

Vai ancora in bicicletta adesso?

“No, è il contrario. Avevo ancora un anno di contratto con la squadra. Mi sono allenato al mattino e Lavec al pomeriggio. Non era più un ritmo sostenibile. Ora ho cambiato direzione e mi occupo solo di quella”.

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Hai riscoperto un vecchio lavoro ma lo comunichi attraverso un social network contemporaneo. Come hai scoperto TikTok?

“La mia ragazza Arianna mi ha aiutato a creare il sito. Ho deciso di puntare su TikTok perché avevo letto diversi libri di marketing che parlavano di questo social, ricordo anche che mi era stato consigliato da Marco Montemagno”.

@ lavec.lapietraollare Grazie ❤️ a tutti voi che quotidianamente ci supportate e credete nel nostro lavoro! #con ♬ suono originale – Lavec

Ti aspettavi tutta questa reazione da parte del pubblico?

“Sono rimasto sbalordito. Pensavo che TikTok fosse qualcosa per i bambini, ma ho trovato molte persone interessate ai miei utensili da cucina”.

Oltre ai privati, ci sono anche ristoratori interessati a Lavecs?

“L’anno scorso abbiamo lavorato anche con tanti club, alcuni anche con delle star. Abbiamo consegnato i nostri Lavec a La Pergola a Roma o allo Chef Michelangelo Mammoliti. Collaboriamo da tempo con Alessandro Negrini, chef che possiede tre ristoranti a Milano, di cui uno con due stelle Michelin. Con lui sperimentiamo nuove idee e pensiamo a nuovi tagli”.

Adesso sei una piccola impresa: sei tu e la tua ragazza. Hai intenzione di espandere?

“No, va bene. C’è un limite a questa attività: voglio che i Lavec continuino a rimanere un prodotto artigianale”.

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