Il M5s chiede ai suoi deputati di rinunciare alla privacy: "Così l'INPS può nominare chi ha preso il bonus di 600 euro". Di Maio: "aderisco"

Il M5s chiede ai suoi deputati di rinunciare alla privacy: “Così l’INPS può nominare chi ha preso il bonus di 600 euro”. Di Maio: “aderisco”

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“Se chiunque abbia richiesto il indennità, Chiederò a tutti i nostri parlamentari di firmare una dichiarazione per autorizzo INPS al conferimento dei dati di chi ha beneficiato del bonus “. Il giorno dopo la notizia cinque deputati, nonostante il ricco stipendio, hanno chiesto e ottenuto il bonus 600 euro previsto per i numeri di partita IVA danneggiato dal blocco, il vice ministro dell’Interno e leader politico del M5S Vito Crimi affronta il nodo subito dopo: il vita privata. È infatti il ​​”diritto alla privacy“Dei cinque parlamentari – tre Lega Nord, a pentastellato è un renziano anche se Ettore Rosato d’Italia vivo fa sapere che “non appare” – e dei 2mila tra consiglieri regionali e comunali, governatori e sindaci, che impedisce ilistituto di previdenza sociale per far conoscere i propri nomi, nonostante gli appelli di tutti i partiti politici. “UN reso così serio non può passare senza conseguenze. Spero che tutte le parti si muovano nella stessa direzione, lo dobbiamo a chiunque sia sofferenza le dure conseguenze di questo pandemia“, È la posizione di Crimi.

“Sono pronto aderire all’idea lanciato da Vito Crimi sulla rinuncia alla privacy per autorizzare l’INPS a pubblicare i nominativi ”, ha annunciato poco dopo Luigi Di Maio, che domenica ha chiesto che i cinque “autodenunciasseroMa nessuno, fino ad ora, ha trovato il file coraggio uscire. “Che facciano lo stesso tutti i parlamentari di ogni forza politica”, chiede ora il ministro degli Esteri. “Il mio è un appello a tutti i leader del partito: chiedere ai propri eletti la rinuncia alla privacy e consentire all’INPS di rendere pubblici i nomi di questi profittatori. E nessuno pensa di incolpare gli altri, ad esempio mettendo di mezzo i contabili per salvarsi “. In ogni caso Alfonso Celotto, docente di diritto costituzionale all’Università RomaTre, intervistato da Repubblica sottolinea che “l’obbligo di trasparenza prevale il diritto alla privacy individuale “e” acquista maggiore importanza perché riguarda i rappresentanti delle istituzioni “.

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A questo punto può chiedere all’INPS di fornire i propri dati anagrafici? Il problema, spiega Celotto, è che “non esiste una gerarchia costituzionale a priori tra i diritti ”, come quelli alla privacy e alla trasparenza, anche se“ è proprio il Costituzione per fornire l’indicazione: art. 98 lo dice tutti i dipendenti pubblici sono al servizio della nazione, Articolo 54, che devono esercitare il loro mandato con disciplina e onore“. L’unica via d’uscita è quindi” fare ilaccesso civico. E se lo negano, ricorso al Tar. Per quanto riguarda i verbali dell’allenatoreS. Ma i tempi sono lunghi. Sarebbe meglio se qualcuno si facesse coraggio e li accorciasse ”. Ad esempio? “Basta che il Parlamento ne scriva uno linea di modifica del Decreto Semplificazione, ora in fase di conversione, per fare pubblicare immediatamente tutti i beneficiari di tutti gli aiuti Covid. Questo sarebbe democrazia trasparente“.

Intanto c’è chi si arrabbia più con l’INPS che con chi ha chiesto il bonus: “Questo modo di fare servizio pubblico dell’INPS è barbaro. Noi di Italia Viva non sappiamo che nessun parlamentare del nostro gruppo ha chiesto il bonus. Invitiamo formalmente l’Inps, che ha diffuso la presente informativa negare la notizia del nostro coinvolgimento o di rendere pubblici i nomi “.

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