Sono in corso 15 milioni di atti. E dopo il 30 aprile, sono fino a 35 milioni di file

La macchina del Imposta è ufficialmente riavviato. Dopo il blocco delle notifiche degli atti a causa della pandemia Covid e delle difficili condizioni economiche del Partita IVA e alle imprese, nei giorni scorsi, l’Agenzia delle Entrate ha avviato pian piano la notifica di 15 milioni di dollari tra perizie, pareri stragiudiziali e lettere di conformità. Il decreto di sostegno del governo, infatti, ha lasciato in vita la sospensione del governo solo fino alla fine di questo mese. bollette fiscali (ce ne sono 35 milioni accumulati nei cassetti), ma non ha esteso le altre leggi fiscali. Pochi giorni fa il direttore dell’Agenzia delle Entrate, Ernesto Maria Ruffini, ha firmato il provvedimento che “riavvia” la macchina delle notifiche. Che inizierà, come abbiamo detto, gradualmente.

I 15 milioni di numeri in ritardo accumulati durante l’anno della pandemia saranno “sparsi” su 10 mesi. In altre parole, verranno spediti entro febbraio del prossimo anno al ritmo di 1,5 milioni ogni 30 giorni. Che ovviamente si aggiungeranno a quelli che nel frattempo matureranno. Verrà seguito un ordine cronologico: verranno inviati prima gli atti più vecchi e poi, via via, i più recenti.


L’ultimo decreto di sostegno, invece, offre alle aziende e ai numeri di partita IVA in difficoltà la possibilità di utilizzare la via della “definizione agevolata”. Le aziende che hanno subito riduzioni di fatturato nel 2020 (oltre il 30%), a causa degli effetti economici conseguenti all’emergenza legata al Covid-19, potranno ridurre gli importi delle sanzioni richieste con diffide extragiudiziali dell’Agenzia . Ma la grande incognita rimane ciò che accadrà ai 35 milioni di fatture fiscali dopo il 30 aprile. Il governo, nella misura in cui è possibile ricostruire, non intende estendere ulteriormente il congelamento della raccolta.

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LA MACCHINA
Insomma, da maggio dovrebbe ricominciare la notifica dei file. Quello a cui stiamo pensando, anche allora, è un graduale riavvio della macchina (diffondendo le notifiche nell’arco di due anni) e una serie di ulteriori semplificazioni per il caricamento dei file sospesi durante l’emergenza. Oggi, per chi ha un debito con il fisco fino a 100.000 euro, è già possibile un pagamento “sprint”. Vale a dire diluire il pagamento fino a 72 rate (6 anni) senza dover fornire la prova delle proprie difficoltà economiche. Ed è possibile prolungare ulteriormente la rata fino a 10 anni, quando l’importo dell’acconto è superiore al 20% del reddito familiare mensile, risultante dall’indicatore della situazione reddituale (Isr) riportato nel modello Isee.

Sono allo studio diverse ipotesi, come la proroga automatica delle rate a 10 anni, la revisione degli interessi applicati, e l’aumento del numero delle rate non pagate, anche se non consecutive (oggi sono 10), autorizzate prima di perdere il beneficio del deposito. . Ma oltre alla decisione del governo, bisognerà tenere d’occhio anche il voto in Parlamento sugli emendamenti al decreto di sostegno. Le proposte di emendamento “riportate” dai partiti politici dovrebbero arrivare questa settimana e sono previsti incontri con il governo per decidere quali emendamenti approvare e respingere. Molte delle proposte si concentreranno specificamente sul capitolo del bilancio. Forza Italia ha già chiesto di aumentare da 5.000 a 10.000 la quantità massima di pratiche da ammortizzare, allungando anche il periodo dal 2010 al 2015 e il limite di reddito per accedere alla sanatoria da 30.000 a 40.000 euro.

PASSI
È inoltre sul tavolo una riforma della riforma fiscale. Riforma inclusa anche dal governo nel Documento economico e finanziario. I cardini del nuovo sistema saranno un meccanismo automatico di eliminazione dei ruoli, a cinque anni dal passaggio all’Amministrazione Finanziaria – Riscossione, e una riforma del finanziamento dell’attività stessa che dovrebbe portare alla scomparsa del premio da pagare. . L’intento di fondo è impedire la formazione di immense riserve di ruoli (se ne contano quasi mille miliardi) che poi sono quasi impossibili da raccogliere.

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