Un donatore di fegato, due trapianti. L'organo si è diviso grazie a una macchina

Un donatore di fegato, due trapianti. L’organo si è diviso grazie a una macchina

Un doppio trapianto di fegato da un unico donatore straniero. È stato possibile abbinando l’utilizzo di una macchina particolare, la macchina per perfusione epatica, con una tecnica che permette di dividere un fegato in due parti da trapiantare in pazienti diversi. Questo è il primo caso al mondo riportato nella letteratura scientifica in cui questa apparecchiatura è stata utilizzata in combinazione con la tecnica del fegato diviso. Il lavoro dei chirurghi del Gesù Bambino è stato pubblicato sulla rivista scientifica Trapianto di fegato.

La macchina per perfusione

La macchina per perfusione extracorporea per organi destinati al trapianto rappresenta una tecnologia emergente degli ultimi anni. È frequentemente utilizzato nel trapianto di organi interi (fegato, reni, polmoni e cuore) in pazienti adulti. Permette di per preservare gli organi in modo più efficace rispetto alla modalità classica precedentemente utilizzata.
Invece di immergerlo nella soluzione di conservazione e ghiaccio, l’organo è collegato alla macchina che circola all’interno della soluzione di cella frigorifera a cui viene aggiunto ossigeno (perfusione ipotermica) o sangue ossigenato (perfusione normotermica).

Tempi più lunghi

Questa tecnica permette di prolungare il tempo di ischemia, cioè l’intervallo durante il quale l’organo rimane fuori dall’organismo. Consente inoltre di migliorare la conservazione dell’organo riducendo il danno cellulare e di valutare durante la perfusione la sua capacità di funzionare una volta trapiantato. In prospettiva, durante la perfusione sarà possibile “modificare” l’organo, rendendolo ad esempio più compatibile da un punto di vista immunologico.

Più interventi, più sicurezza

L’utilizzo di questa metodica ha consentito un aumento del numero di interventi perché consente il trapianto di organi che altrimenti non sarebbero utilizzati con maggiore sicurezza: organi prelevati da donatori di cuore non battente, organi da donatori anziani, organi prelevati da donatori molto luoghi distanti dal centro trapianti. Il Bambino Gesù è stato dotato del macchinario dedicato al fegato nell’autunno del 2018. Oltre ai casi clinici, viene utilizzato per un progetto di ricerca preclinica condotto dall’Unità di Chirurgia Epatobilio-Pancreatica diretta dal Prof. Marco Spada e sostenuto dall’Associazione Nazionale Bambini Epatopatici Cronici (ANIBEC). Esistono versioni per diversi organi. Al Bambino Gesù, oltre a quello per il fegato, c’è anche quello per il rene, mentre presto arriverà quello per la conservazione dei polmoni.

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Lo spacco di fegato

Nei bambini, può essere trapiantato un intero fegato da un donatore pediatrico o solo una parte del fegato da un donatore adulto cerebralmente morto. In questo caso si parla di “tecnica divisa”. Il fegato è infatti diviso in due parti, la più piccola delle quali viene trapiantata a un bambino e l’altra a un maschio o ad un adulto.
I chirurghi Infant Jesus hanno utilizzato la macchina per perfusione per dividere un fegato prelevato fuori dall’Italia in ospedale, dove non avrebbero potuto eseguire la scissione, e quindi hanno effettuato due trapianti simultanei. Senza l’ausilio dei macchinari, visti i tempi ischemici molto lunghi, ci sarebbero stati maggiori rischi di malfunzionamento degli organi trapiantati. In uno dei due riceventi, il fegato è stato trapiantato dopo 16 ore di conservazione, quando normalmente il tempo massimo è di 8-10 ore.


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