chi preferisce Pfizer potrebbe dover aspettare un mese – Corriere.it

Sta andando meglio degli obiettivi fissati dall’assessore. Ciò significa che gli obiettivi comunicati alle Regioni in quei giorni di dicembre dallo staff di Francesco Figliuolo erano troppo cauti. Quello che sta avvenendo è un cambiamento comportamentale innescato da una psicologia collettiva che porta ad un’inaspettata corsa – almeno in queste proporzioni – alle terze dosi visto l’aumento dei contagi dettato da un indice di trasmissibilità al di sopra della soglia epidemica.

Assistiamo quindi ad una differenza media di quasi 80.000 amministrazioni al giorno tra ambizioni di governo e realtà, al netto della prima domenica di dicembre quando si viaggiava leggermente al di sotto della soglia prevista. Inevitabilmente si riduce l’offerta di preparati a disposizione di farmacie, hub e ospedali che, a questa velocità, si completerebbe nel giro di poche settimane, anche se entro la fine dell’anno 10 milioni di arrivi aggiuntivi dovrebbero essere negoziati dall’Unione Europea Commissione con le aziende farmaceutiche. aziende e verso l’Italia.


Attualmente abbiamo 5,4 milioni di porzioni nei frigoriferi, di cui 3,3 milioni di Moderna che rappresenta in totale il doppio della metà del preparato farmacologico vengono inoculati per il richiamo. Molti preferiscono Pfizer anche per evitare l’abbinamento vista l’elevata prevalenza della prima e della seconda dose con il preparato tedesco-americano di RNA messaggero. Per questo in molte regioni c’è uno sfasamento temporale tra chi sceglie Moderna, ottenuto con un intervallo molto più breve rispetto a chi preferisce Pfizer-BiONtech i cui tempi di attesa possono superare anche un abbondante mese. comportamento irrazionale non corroborato da alcuna evidenza scientifica.

In effetti, diversi studi internazionali convergono sulla gentilezza vaccinazione eterologa, peraltro eseguita con la stessa tecnologia dell’RNA messaggero che contraddistingue sia Moderna che Pfizer. In più: l’efficacia del vaccino di Moderna è maggiore, tanto che la copertura per il rischio di contagio sarebbe maggiore anche dopo un po’ rispetto alle persone vaccinate con Pfizer.

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