I draghi rilasciano nuovi Dpcm e preparano vaccini da combattimento

(Adnkronos)

Dopo Angelo Borrelli, partirà anche Domenico Arcuri, mentre il presidente del Consiglio Mario Draghi deposita il nuovo Dpcm con le misure per limitare la diffusione del Covid e delle sue varianti e prepara la “battaglia dei vaccini”.


Arcuri arriva a Palazzo Chigi verso l’ora di pranzo, dopo solo mezz’ora guida dall’uscita dietro l’ufficio del presidente del Consiglio. La sabbia nella clessidra sembra aver terminato la sua corsa per il numero uno di Invitalia: “marcia dell’uomo morto”, scherza un ministro, rispondendo a chi chiede se Arcuri, dopo Borrelli, stia per partire.

Da Palazzo Chigi tacciono, non sappiamo se l’ormai ex super commissario abbia visto Draghi, se sia stato lo stesso presidente del Consiglio ad accoglierlo. A pochi minuti dal giuramento dei sottosegretari, un messaggio dello staff del presidente del Consiglio avverte la stampa che il generale Francesco Paolo Figliuolo è il nuovo commissario straordinario per l’emergenza Covid, con i ringraziamenti del governo per “l’impegno e lo spirito di dedizione ‘con cui Arcuri ha svolto il compito affidatigli nel pieno dell’emergenza, quando non c’erano maschere o respiratori, le terapie intensive erano in difficoltà e il bollettino dei morti non ha fermato la sua corsa.

Quanto a Fabrizio Curcio, Draghi decide da solo. Ma a differenza dell’uscita di scena di Borrelli, quella di Arcuri era nell’aria. Oggi a chiedere “il capo” è stata anche Forza Italia, su richiesta di Lega, Fdi e Italia Viva. Mentre il Pd taceva e il M5S taceva, sono ormai lontani i giorni in cui Luigi Di Maio chiedeva che Arcuri non fosse confermato alla guida di Invitalia. Da allora l’acqua è passata sotto i ponti, da numero uno dell’Agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e dello sviluppo imprenditoriale, Arcuri è diventato il “commissario di tutto”, come lo chiamavano i suoi tanti detrattori.

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Il presidente del Consiglio cambia i “protagonisti” per dare una nuova direzione alla strategia del governo di lotta contro Covid. Un nemico invisibile che non rallenta il suo corso, anzi. Cresce la curva di contagio, lancia l’allarme il ministro Roberto Speranza, “le prossime settimane non saranno facili e vanno riconosciute per quello che sono. Perché è dovere della politica e delle istituzioni dire la verità”.

E la verità porta a confermare la chiusura, i movimenti sulla scacchiera seguono la strategia del governo Conte. Draghi riunisce la cabina di regia con le forze della maggioranza, al vertice partecipano anche il coordinatore del CTS Agostino Miozzo e il presidente del Consiglio Superiore della Salute Franco Locatelli. Il progetto Dpcm parla chiaro, non c’è tempo per rilassarsi, fino al 6 aprile si continua con la linea dura, molto dura. La partita che resta aperta è quella sulle scuole, una delle più delicate, con i contagi che affliggono i ragazzi, preoccupanti gli esperti. Non è escluso un nuovo confronto con le Regioni prima della firma del decreto, che potrebbe avvenire al più tardi martedì o mercoledì.

Ma se il piano di gioco resta lo stesso sulle misure anti-Covid, in tema di vaccini il governo, Draghi in primis, deve dare una decisa accelerazione. Perché di lì passa l’uscita dell’angolo verso la campagna, della corsa verso l’immunità collettiva il più velocemente possibile. La sostituzione di Arcuri va letta in questo senso. Perché se è vero che l’ex numero uno della Bce sta spingendo per una risposta più incisiva dall’Europa sul numero delle dosi, è altrettanto vero che ci sono ancora le lampadine nel frigo, inutilizzate. Un errore che molti considerano imperdonabile. E che Borrelli e Arcuri sembrano aver pagato a caro prezzo.

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