Il papa non parla di rassegnazione a L’Aquila, ma di speranza e di perdono

Il papa non parla di rassegnazione a L’Aquila, ma di speranza e di perdono

«Amate le sofferenze», ha consigliato loro il Papa nella sua predica: «Voi potete custodire il dono della misericordia perché sapete cosa significa perdere tutto ciò che avete costruito, vedere ciò che avete costruito in pezzi, lasciare ciò che avete in mano carissimo, per sentire le lacrime dell’assenza di coloro che ti sono cari. Puoi amare la misericordia perché hai conosciuto la miseria.

Apertura di Dio

È proprio dalla miseria che si arriva al perdono, unico mezzo per fermare guerre e violenze. “Ci stavo pensando quando siamo arrivati ​​all’Aquila stamattina e non siamo riusciti ad atterrare: nebbia fitta, tutto è nero. Il pilota dell’elicottero si voltò, si voltò… alla fine vide un’apertura e decollò, ci riuscì.

Il papa ha poi pensato: “Spesso è lo stesso con la miseria. Spesso siamo concentrati su chi siamo, niente, meno che niente, e ci distorciamo, distorciamo… ma a volte il Signore fa un piccolo buco. Avanti, perché queste sono le piaghe del Signore. E lì troverai la grazia… In tutta la tua miseria c’è l’apertura che il Signore fa per farti entrare.

Vittime del terremoto

Prima della messa, seguita dalla preghiera dell’Angelus e dall’apertura della Porta Santa, il Papa ha incontrato il popolo, le autorità ei fedeli della città. In prima fila i parenti delle vittime del terremoto. Francesco ha espresso loro la sua vicinanza e la sua gratitudine per la “grande dignità con cui hanno affrontato le conseguenze di questo tragico evento”.

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Ricordando la lettera di una madre che ha perso i suoi due figli adolescenti nel terremoto, ha detto: “Nel cuore di Dio sono scritti i nomi dei tuoi cari. La morte non può spezzare l’amore. Il dolore c’è e le belle parole aiutano, ma il dolore rimane. E con le parole il dolore non passa, solo con la vicinanza, l’amicizia, l’affetto.

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Prigionieri presenti

Il papa ha inoltre rivolto particolare attenzione alla ricostruzione delle chiese, dei luoghi della memoria e della devozione. Infine, si è detto colpito dalla presenza di alcuni detenuti delle carceri abruzzesi, accorsi in piazza in segno di perdono.

I detenuti sono “un segno di speranza nella ricostruzione umana e sociale”, ha detto Francesco. Ha anche detto che “nelle carceri ci sono tante, troppe vittime”. Un riferimento al drammatico tasso di suicidi quest’estate nelle carceri sovraffollate d’Italia.

casco di sicurezza

In sedia a rotelle, Francesco ha poi visitato il Duomo dell’Aquila, ancora gravemente danneggiato dal terremoto. Casco di sicurezza in testa, ha salutato i vigili del fuoco e i muratori che devono fare in modo che questo antico edificio barocco un giorno riacquisti il ​​suo antico splendore. (Traduzione Susanne Kurstjens)

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