“In autunno nuova ondata di contagi, chi non si vaccina non mostra solidarietà”

Insegnante. Fabrizio Pregliasco (screenshot da Youtube)

Professore, oggi 5.664 nuovi casi, 19 decessi e un tasso di positività del 3,5%, contro il 2,8% di ieri. Dati alla mano, come fotografate la situazione epidemiologica nel nostro Paese?

“Certo, il rischio è sempre quello di avere una continuità della presenza del virus, da La variante Delta è molto più contagiosa. Dovremmo sempre considerare in qualsiasi situazione in cui entriamo in contatto con un’altra persona che esiste una probabilità di infezione, anche se questa condizione di maggiore libertà è stata accolta e attuata per ragioni di vita e di scelte politiche”

Quindi possiamo dire che siamo già nella quarta ondata della pandemia?

“In effetti direi di sì, siamo in una situazione di crescita che però fortunatamente non ha un rialzo verticale come nelle settimane precedenti. Probabilmente abbiamo raggiunto un plateau massimo del livello di trasmissione almeno per quest’onda, ma Mi aspetto una nuova ondata in autunno e inverno, diciamo un altro colpo di coda. Dobbiamo immaginare questa pandemia un po’ come un sasso lanciato in uno stagno, con più onde che gradualmente si placheranno, ma purtroppo questo sarà considerato dal punto di vista di abbastanza a lungo, probabilmente due o tre anni

È una situazione molto simile a quella dell’anno scorso, quindi siamo sicuri che queste nuove infezioni autunnali saranno inevitabili?

“Purtroppo, il Variante Delta è un po’ come qualsiasi altro virus, ha caratteristiche di maggiore contagiosità e maggiore coinvolgimento anche per i più piccoli, quindi sì, temo che questa escursione autunnale sia inevitabile

Il problema degli over 50 ancora non vaccinati

Lombardia contro l'influenza
vaccini Italia (Foto: Getty)

Come ne usciamo?

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“Credo che l’elemento fondamentale che ci permetterà di avere una convivenza più civile con il virus sia quello di avere possibile una vaccinazione più ampia, anche perché si è dimostrato particolarmente efficace, e soprattutto, anche nei casi in cui si verifica un’infezione, si limita a piccole situazioni non clinicamente rilevanti”

Parlando di vaccinazione, resta il problema della fascia di età superiore ai 50 anni, di cui solo il 71% ha attualmente completato il ciclo vaccinale. Come convincere questo zoccolo duro di persone, la maggior parte delle quali ovviamente non intende farsi vaccinare?

“Sarà difficile, perché stiamo parlando di uno zoccolo duro di persone che incomprensibilmente e senza una vera giustificazione scientifica, hanno paura del vaccino, perché lo considerano sperimentale e perché non hanno più paura della malattia. Non sarà facile convincerli e spero che anche con il coinvolgimento dei medici di famiglia questa situazione migliorerà un po’, ma temo che alcune di queste persone semplicemente non vorranno simpatizzare con gli altri. Di questo si tratta, perché la vaccinazione è qualcosa che protegge noi stessi, la nostra famiglia, ma soprattutto tutta la comunità di cui tutti, in teoria, facciamo parte”

Vaccino per i bambini sotto i 12 anni, “anche loro sono un serbatoio di contagio”

Vaccinazioni in Italia (Getty Images)

Qualche giorno fa hai citato anche la vaccinazione dei bambini sotto i 12 anni, affermando che sono ancora un serbatoio per la diffusione del virus, tanto più in previsione del ritorno a scuola a settembre. Ritiene che sia possibile imporre la vaccinazione obbligatoria anche per loro?

“Credo che in questo momento di diffusione capillare e alto rischio di contagio anche i più piccoli vanno vaccinatiil. Forse in futuro dovremo puntare sui promemoria vaccinali per le persone più fragili e a rischio, ma in questo momento la malattia non è una passeggiata. ILn 2 casi su 100.000 troviamo una situazione di gravità abbastanza significativa forme di problemi immunitari che possono causare effetti gravi, e nell’1% dei ragazzi affetti da infezione ci sono effetti che purtroppo richiedono anche il ricovero. Penso che basti considerare anche i più giovani come un serbatoio più che sufficiente per la diffusione del virus”

Come superare secondo lei i dubbi dei genitori in questo caso, forse alimentati anche da una comunicazione non sempre chiara e diretta?

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“Purtroppo è vero, ma va detto che, dall’inizio di questa pandemia, era molto difficile riuscire a stabilire una comunicazione sicura e certa. Siamo andati avanti molto velocemente per avere qualche idea per cercare di capire meglio le caratteristiche di questo virus, però per quanto riguarda la vaccinazione, ci tengo a precisare che non si tratta assolutamente di vaccini prodotti in pochi mesi, ma di una tecnologia in sviluppo da dieci anni e che grazie a ingenti finanziamenti ha permesso di industrializzare la produzione e infine di renderla disponibile. Il messaggio che dovrebbe essere chiaro a tutti è che oggi abbiamo dati oggettivi sia negli studi clinici che nell’applicazione effettiva, e questi dati in tutto il mondo confermare la sicurezza della vaccinazione anche nei soggetti più piccoli”

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