Completata l’apertura del James Webb Space Telescope: un successo per NASA, ESA e CSA

Ieri abbiamo scritto apertura della prima parte dello specchio principale del Telescopio spaziale James Webb. Oggi si è svolta la seconda parte dell’operazione dove è stata aperta e fissata anche la parte destra del grande specchio. Questo passaggio significa che il grande telescopio JWST è finalmente nella sua configurazione completa.

Nonostante il successo di questo passaggio, ci vorrà ancora qualche mese (circa sei) prima che l’osservatorio possa effettivamente catturare le immagini. Infatti, i segmenti dello specchio primario dovranno essere calibrati per puntare verso lo specchio secondario mentre gli strumenti dovranno raggiungere temperature molto basse. Queste operazioni richiedono tempo ma, come è stato più volte affermato, gli ingegneri che lavorano presso il JWST “non hanno fretta”. Inoltre, se dovesse sorgere un problema, la sua risoluzione sarà più complessa di quanto visto con Hubble.

L’apertura dello specchio principale del James Webb Space Telescope

Come per il lato sinistro, anche nel lato destro sono stati coinvolti quattro attuatori antideflagranti, che hanno consentito di movimentare la struttura con tre dei diciotto esagoni di berillio, oro e vetro in posizione finale. Questi sono stati poi fissati in posizione in modo da completare l’apertura dello specchio primario che era stato ripiegato per consentire l’inserimento del JWST nelle carenature del Ariane 5 razzo.

iuta

Alle 16:02 (ora italiana), il centro di controllo missione ha inviato il comando per attivare i quattro attuatori (l’ultimo dei 178 presenti) che hanno permesso di spostare il lato destro dello specchio principale del Telescopio spaziale James Webb. Tutto questo mentre il telescopio era a 1,06 milioni di chilometri dalla Terra (con 377.000 chilometri ancora da percorrere). Fondamentale è stato il supporto del Deep Space Network per l’invio di comandi e la ricezione della telemetria. Il DSN ha impegnato le antenne 34 e 36 nel centro di Canberra in Australia, come indicato in programmazione qui di seguito.

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jwst canberra

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Intorno alle 16:24, i motori hanno iniziato a spostare la struttura con gli specchi in posizione, poco prima che ci fosse un controllo finale del corretto funzionamento dei motori. Tutto ha funzionato alla perfezione permettendo di concludere le operazioni (con tanti applausi all’interno del centro di controllo). Alle 16:28 l’inaugurazione del specchio principale a partire dal Telescopio spaziale James Webb ed è iniziata l’operazione di bloccaggio in posizione che durerà alcune ore.

telescopio jwst

Fasi di calibrazione dello strumento JWST

Come scritto sopra, ora i diversi segmenti (18) che compongono lo specchio principale del JWST dovranno essere collimati e calibrati per fornire un fascio di luce coerente agli strumenti. Questi sono raggruppati dietro lo specchio primario e ricevono la luce da un sistema di specchi (primario, secondario, terziario) che consente un’apertura di f/20 e una lunghezza focale di 131,4 metri.

James webb

I singoli segmenti dello specchio primario hanno 6° di libertà e controllo del raggio di curvatura. Questi poi riflettono la luce verso la pupilla (zona centrale dello specchio principale) dove è presente una fessura. Dietro questo c’è l’Integrated Scientific Instrument Module o ISIM che include gli strumenti nominati NIRCam, Specifiche NIR, TFI, e MIRI. Quest’ultimo in particolare funzionerà a temperature anche inferiori a quelle dello Spazio (verrà raffreddato attivamente con un circuito ad elio chiuso) permettendo di catturare ancora più dettagli.

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Come abbiamo già accennato, gli strumenti sono progettati per funzionare in parallelo e contemporaneamente. I dati della NIRCam verranno utilizzati per la calibrazione mentre l’allineamento verrà eseguito dalla Terra utilizzando immagini nitide, sfocate e con lunghezze d’onda diverse che verranno caricate gradualmente (c’è una finestra di 4 ore ogni giorno). Per la calibrazione del fuoco verranno utilizzati filtri presenti sulla ruota portafiltri NIRCam e sfruttando un algoritmo utilizzato per determinare l’aberrazione sferica che ha colpito il telescopio spaziale Hubble.

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